"Nessuna verità
può essere veramente capita
e predicata con ardore se prima
non sia stata masticata dai denti
della disputa". Lo scrive Pietro
Cantore nel XII secolo, indicando
con una metafora che allude al "nutrimento"
culturale l'esperienza più
matura e vitale delle università
medievali: la disputatio in utramque
partem.
Che
cos'è nella storia della
filosofia la disputatio? È il
confronto in cui le idee si ritrovano
per mettersi alla prova, per stabilire
un dibattito che dia forza o ribalti
le convinzioni di chi vi partecipa.
E', più precisamente, una
modalità d'interazione didattica
nata circa otto secoli fa, strettamente
legata alle lectiones,
in cui un magister
dirige un'appassionata e appassionante
discussione intorno a un tema da
lui scelto fra quelli più
attuali e di una certa pregnanza
teoretica.
Nel Medioevo, l'esercizio della
disputa arriva a creare, fisiologicamente,
un inedito spazio di libertà
intellettuale. Non ci sono questioni
fondamentali che nelle aule universitarie
del tempo non siano state analizzate
fino alle loro conseguenze più
lontane (soprattutto legate alla
religione), col pretesto di porre
un problema che merita di essere
sviscerato o anche solo per il semplice
desiderio di esercitare i muscoli
della mente.
Come
si svolgeva la disputatio?
Il magister, si legge
nella cronaca delle dispute condotte
da Odo di Ourscamp, discepolo di
Abelardo: "siede in cattedra
e invita gli studenti a sollevare
obiezioni, li aiuta nella formulazione
di esse, dirige con sicurezza il
succedersi degli interventi, dando
poi la soluzione definitiva. Il
magister attende con visibile
impazienza che gli studenti presentino
le difficultates. Una volta
si rifiuta di risolvere una difficile
questione sulla simonia, un'altra
addirittura toglie la seduta rimandandola
a un altro giorno".
Questa energia della discussione
prende vita, naturalmente, da un
argomento che si sviluppa attraverso
due tesi contrapposte, due diversi
modi di pensare, due angolazioni
per osservare e analizzare la stessa
cosa. E nascono da questa bipolarità
le argomentazioni dei partecipanti,
i loro motivi pro e contra
rispetto al problema e alla sua
possibile soluzione.
Nel
XIII secolo, la disputa assume una
fisionomia più matura e diventa
uno strumento didattico molto usato,
tanto che viene annunciata con un
certo anticipo e deve cadere in
un giorno in cui è possibile
sospendere le lezioni: tutti i docenti
e gli allievi della facoltà
vi partecipano.
E' possibile dividerla in fasi:
per prima cosa il maestro annuncia
il tema e precisa gli articuli,
ovvero i sotto-problemi, in forma
di domanda, sui quali si dovrà
incanalare il ragionamento. Poi,
i convenuti presentano le loro argomentazioni
sugli articoli della quaestio
e il maestro, o più spesso
il baccelliere anziano, risponde
alle obiezioni del pubblico, nello
stesso ordine in cui vengono sollevate.
Talvolta chi assume il ruolo del
respondens elabora anche
argomenti contra per arricchire
il dibattito.
Il giorno successivo, dopo aver
esaminato ogni argomento a favore
e contrario, il magister
presenta la sua conclusione.