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Epicuro

Epicuro

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L'intellettuale deve vivere in disparte

Nel "giardino" di Epicuro, il luogo attiguo alla casa del filosofo ad Atene dove si riunivano gli allievi, s'insegna il distacco dalla vita civile. L'intellettuale deve restare nascosto, tenersi a distanza dai giochi del potere e della politica. E' meglio vivere da governati, afferma, piuttosto che da governanti: "non c'è alcuna società tra gli uomini, ciascuno pensa solo a se stesso". Bisogna coltivare i piaceri della vita, alimentare il sapere e la conoscenza, tendere alla privazione del dolore fisico e di quello morale.

L'intellettuale è sempre libero

Il saggio è libero anche quando è in catene, perché la libertà è uno stato interiore e i veri tiranni abitano dentro, non fuori. Le azioni non sono sottoposte né alla divinità né al fato o alla necessità naturale, ma all'arbitrio dell'uomo. Assumersi appieno questa responsabilità vuol dire salvarsi dal carcere degli affanni e della politica, condurre un'esistenza fra amici sul modello del "giardino" ateniese, luogo del sapere e del dominio delle passioni.

Chi è l'intellettuale?
Puntata del 19 giugno 2001

Dall'antichità all'illuminismo gli intellettuali hanno spesso cambiato nome: erano saggi, chierici, philosophes. La loro presenza nel territorio della cultura, secolo dopo secolo, ha disegnato più volte un nuovo profilo d'impegno, un approccio al sapere messo sotto esame dal presente.
La domanda che apre la disputa di questa settimana usa quindi l'indicativo, va coniugata al tempo contemporaneo. Chi è oggi l'intellettuale? Colui che schiva la ribalta e lavora protetto all'ombra del "giardino" di Epicuro, libero dagli affanni del potere? Oppure è il suo gemello diverso, il militante che si schiera, che rischia ed è fiero di anticipare, magari cambiare il passo degli eventi, come Gramsci in carcere insegna?
Dare una risposta, qui, nel sito delle idee, vuol dire forse già scegliere la seconda tesi. Ma prima di farlo è bene seguire il percorso tracciato da Vegetti e Viroli sotto la guida del Tommaso televisivo Antonio Lubrano.
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Gaamsci

Antonio Gramsci

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L'intellettuale deve impegnarsi nella società

La biografia di Gramsci è il manifesto dell'impegno civile, di una causa fondante - quella di promuovere il proletariato a classe dirigente - sposata fino alla fine. Arrestato nel '26 e condannato dal tribunale speciale fascista a vent'anni di reclusione, il fondatore del Partito comunista continua la sua attività anche in carcere, dove elabora il profilo di un intellettuale nuovo che da specialista si fa politico, che agisce per un'avanguardia rivoluzionaria organizzata. La cultura della neutralità non esiste.

L'intellettuale è libero solo in un mondo libero

Per Gramsci la libertà ha cittadinanza soltanto in un mondo libero; la libertà è il risultato di un'emancipazione politica, non può ridursi a consolazione privata. Uno stato che la nega, obbliga i suoi cittadini a una schiavitù con o senza catene. E in un quadro sociale di oppressione, in un regime dittatoriale l'intellettuale ha il compito di lavorare per la riconquista civile della libertà. Anche dietro le sbarre, dove si viene rinchiusi a causa dell'espressione libera del proprio pensiero in un contesto storico, il fascismo, che la vieta.

L'intellettuale deve vivere in disparte

 

L'intellettuale deve impegnarsi

 

 

 

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